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Due dentisti, stesse mani

Luca e Paolo si sono laureati insieme. Stessa bravura, stesse mani, stesse ore in poltrona. Luca ha aperto il suo studio. Paolo lavora come collaboratore nello studio di un altro.

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Annibale Ferrante

Founder SIO

Due dentisti, stesse mani

Luca e Paolo si sono laureati insieme. Stessa bravura, stesse mani, stesse ore in poltrona.

Luca ha aperto il suo studio. Paolo lavora come collaboratore nello studio di un altro.

Luca ha quattro dipendenti, un mutuo, due leasing, il commercialista, il consulente del lavoro, i fornitori, i controlli. La sera, quando l’ultimo paziente è uscito, comincia la sua seconda giornata: le carte, i conti, il problema tra le assistenti, la telefonata della banca.

Paolo, quando l’ultimo paziente è uscito, si toglie il camice e va a casa.

A fine anno si trovano a cena e, per una volta, si dicono la verità sui soldi.

Paolo ha portato a casa 95.000 euro.

Luca ne ha portati a casa 105.000.

Diecimila euro di differenza.

Ecco quanto vale, in un anno, tutto quello che Luca ha in più di Paolo. I dipendenti da gestire. Le firme in banca. Le notti in cui si sveglia alle quattro pensando a una scadenza. Il rischio, se qualcosa va storto, di rimetterci di tasca sua.

Diecimila euro. Meno di mille al mese.

I numeri sono un esempio, ma la domanda vale per te, ed è semplicissima:

se domani facessi le stesse cure nello studio di un collega, quanto ti darebbe?

Tu la risposta la sai. Sai quanto paghi i tuoi collaboratori, quindi sai quanto valgono le tue mani.

Adesso metti quella cifra accanto a quello che ti resta davvero a fine anno dal tuo studio.

Se le due cifre sono vicine, vuol dire una cosa precisa: i soldi te li danno le tue mani. Lo studio, con tutti i suoi pensieri, ti dà quasi niente in più.

Sei un bravo dentista che si è preso anche un secondo lavoro, quello del titolare, e lo fa quasi gratis.

La buona notizia è che Luca ha una carta che Paolo si sogna.

Paolo guadagna solo quando lavora. Se si ferma lui, si ferma tutto.

Luca ha uno studio. E uno studio può guadagnare anche quando il titolare ha le mani ferme: con l’igiene che gira piena, con i collaboratori organizzati bene, con i pazienti richiamati con regolarità, con i piani di cura spiegati in modo che vengano accettati.

Ogni euro che arriva così va nella tasca del titolare, e si aggiunge a quello che guadagna in poltrona.

Luca, finora, questa carta l’ha lasciata nel cassetto. Ha fatto la cosa che sa fare meglio: ha lavorato di più. E più ore in poltrona gli hanno dato più soldi da dentista, gli stessi che prende Paolo, con in più la stanchezza.

Lo studio rende quando lavora anche senza di te. Fino a quel giorno, sei Paolo con i problemi di Luca.

Fai il confronto stasera. Due cifre, una accanto all’altra. Ci vuole un minuto, e ti dice dove mettere le energie da domani mattina.

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